Era l’11 maggio dell’anno scorso quando, come movimenti civici, denunciammo nel consiglio comunale congiunto di Rosignano la metodologia anti-democratica scelta per gli interventi, l’assenza di un qualsivoglia coinvolgimento nelle decisioni prese dalla dirigenza della ASL 6 appoggiata dalla CGIL e dai partiti di maggioranza e la sensazione che si venisse chiamati solo per applaudire la passerella dei responsabili della cosiddetta riorganizzazione per “intensità di cure” senza possibilità alcuna di avere un confronto serio sulla reale situazione della sanità locale, su quali fossero le azioni decise per risolvere i problemi, con quale tempistica e in ultimo l’assenza di qualunque strategia di prevenzione delle malattie. Le dichiarazioni dei Sindaci, e dei loro partiti di maggioranza, pubblicate sui quotidiani un anno fa mentre appoggiavano applaudenti la Calamai sembrano assurde e incompatibili con il volta faccia con cui oggi affermano che la situazione dell’ospedale è arrivata al capolinea e indicano nelle dimissioni del Direttore Generale della ASL la soluzione. Questa nuova posizione evidenzia la solita strategia italiana per cui se le cose vanno male basta trovare un capo espiatorio mettendo in discussione sempre e solo le singole persone valutandole in base agli umori di piazza e non anche per il percorso...











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