Quale futuro per i nostri comuni?

«Io penso ad un comune unico per tutta la bassa Val di Cecina, un comune di oltre 80mila abitanti. Ragioniamone insieme. Lo dico anche agli altri sindaci. Abbiamo già alcune attività che gestiamo insieme. Proviamoci». Lippi plaude al Pd regionale, “che sostiene questa ipotesi della fusione tra comuni”.

Questo è quanto il sindaco di Cecina Lippi dichiarava alla stampa circa un anno fa quando il percorso della proposta di fusione tra Castellina e Riparbella era in pieno svolgimento. Al referendum i cittadini di entrambi i comuni hanno detto No senza mezzi termini e da allora, di fusioni dei Comuni, non se ne parla più. Vale la pena tornare sul tema?

La candidata a Sindaco di Riparbella Fiorella Signorini, da sempre impegnata nel sociale e candidata dalla lista Viviamo Riparbella sostenuta dal Pd, dice che non ha senso parlare del passato e di quello che è successo ieri perché adesso serve parlare del futuro. Allora parliamone del futuro, vediamo di capire quale futuro immaginano i sindaci del Pd per i nostri piccoli comuni che, sia ben inteso, fino a ieri volevano cancellare.

Nel 2011 i sindaci del Pd scelsero di corsa la strada dell’Unione dei 5 Comuni Pisani della Bassa Val di Cecina. Nessun altro Comune della zona li seguì, Bibbona, ad esempio, Comune con meno di 5mila abitanti, non ha aderito ad alcuna Unione limitandosi ad associare alcune funzioni come previsto dall’obbligo di legge ed è sopravvissuto senza particolari cataclismi ne commissariamenti.
La corsa per fare l’Unione fu giustificata con la necessità di non perdere i contributi regionali, quindi nessun dibattito, nessuna consultazione con i cittadini e nessuno studio specifico, si fa di corsa e basta. Oggi sappiamo l’esito di questa scelta, due su tre comuni sono già usciti (Guardistallo e Casale) e quasi tutti i candidati a Sindaco di Riparbella e Castellina si sono espressi per valutare lo scioglimento dell’ente. I tanti soldi dei contributi regionali non si sa bene dove siano finiti o comunque, se spesi, sono stati spesi per costruire l’Unione, quell’Unione che ora si smantella perchè non funziona come dovrebbe.

La fusione di Riparbella con Castellina è stata riproposta con lo stesso metodo: prima si fa poi si studia come gestirla, unica variante l’obbligo per legge di consultare i cittadini  in via consultiva e con l’esperienza del comune di Abetone “fuso” anche se i suoi cittadini si erano espressi contro. Il risultato è stato talmente eclatante (il 70% di no) che la Regione ne ha dovuto prender atto e ha smesso di “spingere” sulle fusioni.

Nessuno però ha voluto approfondire le ragioni di questi due fallimenti. Nessuno si chiede cosa sia andato storto per non ripetere lo stesso errore. Meglio non parlarne?
Alcuni aspetti semplici da capire: le popolazioni di Castellina e Riparbella non si conoscono tra di loro e non hanno alcun motivo per farlo, neanche casualmente. Malgrado siano confinanti entrambe gravitano su centri urbani diversi, una Cecina e l’altra Rosignano. Come puoi fondere due comuni le cui popolazioni non hanno modo ne motivo per sentirsi parte dello stesso ambiente?

Già l’Unione aveva evidenziato che gli elementi eterogenei nei cinque comuni erano ben superiori a quanto poteva unirli. Casale o Guardistallo con Castellina e Riparbella cosa avevano da condividere? E Montescudaio? Solo i tre comuni a sud del Cecina, Montescudaio, Casale e Guardistallo avrebbero potuto reggere una fusione visto che da sempre condividono le risorse e gli spazi, in pratica tra l’abitato di Montescudaio e quello di Guardistallo c’è continuità e Casale è a pochi minuti. Proprio questi sono stati i comuni che hanno di fatto mandato all’aria l’Unione.

Mancano studi sociologici che spieghino cosa serve per unire questi comuni in un comune solo, manca un’idea di cosa vogliano i cittadini (per carità il referendum fa paura) e basta guardare a come sono gestiti alcuni temi sovra comunali per capire quanto si sia lontani dal risolvere i reali problemi del territorio.
Acqua, rifiuti, turismo nessuna presa di posizione comune da parte degli attuali sindaci, nessun progetto condiviso sulla bassa Val di Cecina, niente di tutto questo.
Allora di cosa si sta parlando?

Quale sia la forma di governo serve prima di tutto scegliere sindaci competenti che agiscano credendo nel loro Comune e nella loro comunità, proporre la fusione del proprio comune, perdere e ripresentarsi per governare quello che si voleva cancellare spiega bene quel: “non parliamone più!”
Ma oggi possiamo parlarne proprio perché sono stati i cittadini a fermare quella decisione sbagliata, altrimenti non se ne sarebbe potuto più parlare perché una volta approvata la fusione, non si sarebbe più potuto tornare indietro, mai più.

Come potrei dare la mia fiducia a coloro che il Comune volevano cancellare? Come posso pensare che proprio chi si era arreso dal governarlo ed era disposto a cedere l’autonomia contro un pugno di euro e senza un progetto possa ora governare il Comune.Per fortuna c’è un alternativa, c’è chi al suo comune ha sempre creduto e per non far scomparire il suo comune ha lottato duramente! Un voto utile per la rinascita di Riparbella che farà tesoro dei tanti errori fatti dal PD nelle passate legislature per governare con competenza, passione e amore il comune di Riparbella:

SiAmo Riparbella – #NeriSindaco cropped-IMG_1259.jpg

Fallita l’Unione, fermata la fusione, resta solo una cosa da fare con convinzione: rafforzare il proprio comune! Pensaci…

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